
COME SI OPERA NELLA SCUOLA CALCIO DELLA SCSD CASTELVERDE CALCIO
Affinché si realizzi una migliore organizzazione tecnico-didattica, la scuola calcio Castelverde si prefigge di raggiungere, durante il ciclo completo della scuola-calcio, obiettivi educativi generali che vengano concretizzati non solo da un punto di vista della specificità della disciplina ma anche in rapporto al fattore relazionale. Attraverso la programmazione stilata dal responsabile della scuola calcio, viene posto l’accento sulle finalità educative quali la sicurezza di sé, l’auto-controllo, la collaborazione e la cooperazione, la capacità d’iniziativa, l’appartenenza al gruppo e il rispetto delle regole. Tutto ciò fa da contorno agli obiettivi motori, tecnici e tattici su cui si basa la programmazione didattica i cui punti-cardine sono:
− Analisi della situazione di partenza:
è la fase preliminare nella quale occorre prendere in considerazione l’allievo e l’ambiente da cui proviene. E’ indirizzata, in generale, sul profitto scolastico e, più precisamente, sull’aspetto riguardante la socializzazione del bambino. Le informazioni di base derivano: dai colloqui con i genitori, ai quali può essere richiesto il documento di valutazione della scuola; da osservazioni soggettive degli istruttori durante la pratica sportiva e attraverso la compilazione di schede di valutazione in cui vengono espressi giudizi tecnici e relazionali.
− Individuazione e formulazione dei problemi educativi:
rappresenta la seconda fase della programmazione in cui vanno analizzati i problemi generali legati all’età degli allievi; è fondamentale capire, prima di iniziare ad operare, che il periodo che stanno affrontando si può definire “critico”: il bambino passa da una fase tipicamente “egocentrica”, in cui è abituato ad organizzarsi prendendo come punto di riferimento il proprio corpo, ad una in cui inizierà a scegliere altri punti di riferimento fino a relazionarsi con l’ambiente e ad interagire e collaborare con i compagni. Ciò si evince dal comportamento motorio del bambino che mostra una notevole vivacità.
− Individuazione degli obiettivi educativi e didattici:
a questo punto, l’educatore determina i modi attraverso i quali favorire i processi di apprendimento del bambino. Gli obiettivi possono essere generali o specifici: i primi rispondono all’esigenza di educare attraverso lo sport, mentre gli altri sono indicati per far raggiungere al bambino la competenza nella disciplina svolta. I contenuti vengono selezionati in relazione alla fascia d’età e alle tappe dello sviluppo motorio, auxologico e psicologico. L’interazione tra le due classi di obiettivi è fondamentale: più abilità vengono apprese e maggiore sarà lo sviluppo delle potenzialità del bambino; in questo modo aumenta la stima in sé stesso.
− Organizzazione degli interventi:
rappresenta l’insieme delle azioni didattiche che rendono operativa la programmazione. La lezione, o seduta d’allenamento, rappresenta per l’istruttore un valido strumento per proporre, senza approssimazione, attività appropriate per una corretta formazione tecnico-sportiva. Il piano d’intervento didattico è suddiviso in tre fasi che si integrano tra loro per intensità e durata: Fase di avvio: è rivolta a preparare l’allievo attraverso esercizi poco impegnativi, già conosciuti, che non richiedano molte spiegazioni e che consentano di avviare quei processi mentali che, in forma più complessa, saranno stimolati nella fase centrale della seduta. Fase centrale: impostata in funzione degli obiettivi da realizzare, deve essere organizzata secondo una sequenza logica che esprima il significato didattico che si vuole raggiungere. La struttura a stazioni consente un coinvolgimento di tutti i bambini, poiché permette di lavorare a piccoli gruppi e in spazi ridotti, quindi la dispersione è ridotta al minimo. Gli obiettivi che vengono perseguiti sono di tipo tecnico, tattico e fisico-motorio. Solitamente s’inizia con esercitazioni tecniche o con attivazione psicocinetica o coordinativa che vengono in seguito riproposte in situazioni di gioco inizialmente semplificate e poi complesse. In questa fase riveste un ruolo fondamentale anche l’aspetto educativo: viene consentita, agli allievi, una certa autonomia dopo la spiegazione dell’esercizio; vi sarà un miglioramento nella capacità di prendere decisioni, di elaborare “strategie” personalizzate, individuali; si dà la possibilità di giocare in forma collettiva; i bambini, quindi, apprendono i presupposti per operare in un contesto di squadra e sviluppare le loro capacità di socializzazione e relazione; inoltre, la presenza dell’avversario stimola la capacità di confrontarsi e, di conseguenza, l’aspetto agonistico che, come accennato in precedenza, rappresenta, insieme al gioco,una delle naturali tendenze dell’individuo. Proprio per questo motivo, le attività pratiche proposte avranno sempre una componente ludica e il pallone sarà sempre presente. Fase finale: al termine della lezione è previsto uno spazio libero in cui i bambini vengono lasciati giocare liberamente in modo che si avrà la possibilità di verificare se i gesti proposti sono stati appresi e riproposti spontaneamente. Questa fase rappresenta un momento importante per comunicare con gli allievi. Senza addentrarci troppo nei concetti riguardanti il ruolo dell’istruttore, è fondamentale che questi si prodighi per riuscire a creare un clima psicologico sereno e favorevole all’apprendimento del bambino. Dovrà prestare attenzione, oltre che agli aspetti metodologici, anche ai problemi e alle dinamiche che si verificano all’interno del gruppo intervenendo sempre in maniera tempestiva.
− Verifica dell’attività:
la valutazione, cui si riferisce questo punto, è differente sia nei contenuti che nelle modalità di effettuazione rispetto a quella d’ingresso perché permette di confrontare ciò che si voleva ottenere con i risultati di ciò che realmente si è ottenuto. Il controllo può essere realizzato in itinere, durante lo svolgimento del programma o alla conclusione del ciclo di allenamento.
L’UNITA’ DIDATTICA
Rappresenta la realizzazione pratica del programma didattico attraverso il quale vengono realizzati gli obiettivi generali e specifici del piano di lavoro. La scheda riassume, prima di tutto, gli obiettivi specifici che devono essere realizzati durante la seduta d’allenamento attraverso le esercitazioni tecnico-tattiche: la fase di avvio viene proposta attraverso giochi poco impegnativi e comunque coinvolgenti; in questa fase è necessario che tutti i bambini possano muoversi contemporaneamente, liberamente e con più palloni; l’ideale sarebbe uno a testa: la guida nel traffico e il guastafeste sono delle attività che permettono ai bambini di giocare in forma collettiva e divertente. Vengono esercitate capacità quali l’orientamento, l’adattamento e trasformazione dello spostarsi in funzione del comportamento degli altri giocatori che favoriscono gli obiettivi relazionali di collaborazione ed organizzazione; la fase centrale è composta da: esercizi che vengono svolti senza la presenza dell’avversario e situazioni in cui si sviluppa l’apprendimento con la presenza di uno o più avversari, in modo da stimolare il confronto e in cui si cerca di riprodurre una situazione di gioco. Il fatto di organizzare questa fase in stazioni, consente di: tenere più “attivi” i bambini; esercitarsi con più frequenza e quindi aumentare il numero di contatti con l’attrezzo; stimolare l’autogestione da parte dei bambini. Nelle prime stazioni tecniche, gli allievi eseguono dei gesti semplici che servono a migliorare le loro abilità tecniche e ad acquisire maggior padronanza e dimestichezza oltre che fiducia nei propri mezzi. Le altre stazioni sono utili a trasformare il gesto semplice ed analitico per adattarlo in una situazione di gioco in cui il bambino deve confrontarsi con più avversari e adottare soluzioni in tempi molto brevi; l’ultima fase, conclusiva, concede una sorta di libertà ai bambini e permette di valutare se i gesti proposti sono stati appresi. Gli allievi possono mettere in mostra la propria creatività e fantasia e, il mini-torneo, in questo caso, stimola il confronto. Le partite di questa fase sono leggermente diverse rispetto a quelle delle stazioni in cui i bambini sono “condizionati” dal tema, o obiettivo, della seduta.